Decreto Cura Italia (DL 18 marzo 2020) e norme sanitarie

PER AZIENDE CON DIPENDENTI

Salari e stipendi

Decreto Cura Italia 20 marzo 2020

La logica di base è mantenere un importo simile alla normale busta paga che si avrebbe qualora il lavoratore lavorasse normalmente, di modo che l’emergenza sanitaria non penalizzi i dipendenti.

Di seguito le forme di lavoro in ordine di preferenza secondo questa logica:

  1. smart working: Il lavoro a distanza, per questo periodo di emergenza sanitaria diventa lo strumento principale quasi obbligatorio per le aziende del terziario. Il lavoro a distanza ha diversi vantaggi, si potrebbe iniziare a pensare di adottarlo anche finita l’emergenza per buona parte della attività di servizi. Deve essere comunque pensato e organizzato.
  2. Ferie, congedi e permessi: Per le aziende fino a 5 dipendenti prima vanno usate le ferie residue, poi si potrà chiedere i congedi. Per le aziende con più di cinque aziende si può chiedere direttamente la CIG o congedi. Il governo ha esteso i congedi parentali da 3 a 15 giorni per i dipendenti con figli fino a 12 anni o sostegno a parenti con difficoltà motorie (se già si dispone della “104”) retribuite dallo stato al 50% (guarda sezione PER LE FAMIGLIE). Se lo smart working non è applicabile si daranno tutte le ferie e permessi di cui il lavoratore dispone. N.B. nel caso in cui è attivo il lavoro a distanza, non si possonousare le ferie.
  3. Nel caso non si possa usare lo smart working, allora si può accedere alla cassa integrazione ordinaria (sopra 5 dipendenti). Se invece l’azienda ha fino a 5 dipendenti si dovranno usare prima tutte le ferie e permessi ancora disponibili dal lavoratore.

Cassa integrazione in deroga (CIGD)

Praticamente la CIGD, così come tutti gli altri bonus previsti dall’emergenza, prevede un integrazione da parte dell’INPS che avverrà però a distanza di 30 giorni circa.

La CIGD riguarda tutte le aziende con massimo 5 dipendenti, mentre chi ha almeno sei dipendenti deve passare prima dal sindacato. Per ottenerla il datore di lavoro o consulente delegato dovrà fare domanda alla propria regione, per la Lombardia il sito è: https://gefo.servizirl.it/ e una volta iscritto il datore di lavoro può accedere al servizio.

L’indennità erogato dall’INPS corrisponde alla piena retribuzione? No, verrà erogato l’80% dello stipendio entro un tetto massimo di circa 900 o 1100 euro. Inoltre non verrà erogato subito ma occorre attendere i tempi necessari a valutare le domande ed inviare il denaro, che secondo le nuove disposizioni non supererà 30 giorni.

Si può usufruire della CIGD per un massimo di 9 settimane e la domanda può essere inviata alla regione della sede legale dell’impresa entro il 31 agosto. Solo per le regioni: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna è previsto 1 mese aggiuntivo (art. 15 decreto 9/2020). Sono esclusi dalla richiesta di CIGD i datori di lavoro domestici.

NB inviare la domanda di CIGO (più di cinque dipendenti) o CIGD (max 5 dipendenti) non significa che la stessa verrà accolta. Sarà l’INPS a valutare ogni caso.

Premio ai dipendenti che lavorano a marzo

Per i dipendenti che continuano a lavorare anche in questo periodo è previsto un bonus statale di 100 euro esentasse nel LUL (ex cedolino paga) di marzo, bonus che può essere inserito entro dicembre e recuperabile dal datore di lavoro con compensazione in F24, più bonus baby sitter di 600 euro in presenza di uno o più figli fino a 12 anni, se entrambi i genitori lavorano. Tale bonus verrà erogato dall’INPS attraverso il libretto famiglia, una tessera virtuale attraverso la quale il datore di lavoro domestico paga questo tipo di prestazione.

Divieto di licenziare

Dal 17 marzo al 16 maggio è fatto espresso divieto di licenziare per giustificato motivo oggettivo (es. crisi del settore, riduzione del volume di affari, perdita di commesse ecc…), quindi si potrà licenziare solo per motivi disciplinari, ad esempio se i dipendenti non dovessero rispettare le regole aziendali o presentarsi al lavoro per più di quattro o cinque giorno senza giustificarne il motivo (la paura del contagio non è ritenuto un motivo valido come esposto di seguito). In questo periodo le dimissioni sono valide.

Se ho paura del contagio posso restare a casa?

Oggi si può rimanere a casa in 5 casi:

  • lavoro a distanza
  • ferie e permessi
  • congedo parentale di massimo 15 giorni (valido per un solo genitore) se hanno figli fino a 12 anni, o hanno già ottenuto la 104 per assistenza a parenti anziani
  • malattia
  • attività commerciale chiusa.

Quando riapriranno le attività il lavoratore può astenersi dal tornare? Seguendo le norme sanitarie esposta successivamente, il lavoratore è tenuto a tornare sul luogo di lavoro salvo che sia in malattia o che qualcuno con cui è a contatto abbia contratto il virus, in questo caso entra in quarantena preventiva che è considerata malattia, ma dovrà comunque inviare subito il certificato medico al datore di lavoro. Fuori da queste circostanze, salvo accordi diversi col datore, rimangono ferie e permessi, che comunque vanno concordati col titolare.

Quindi la legge non accoglie la paura del contagio come motivo per rimanere a casa.

PER TUTTE LE PARTITE IVA

Tributi sospesi

Tutti i tributi sono sospesi fino al 30 maggio, ma da giugno andranno pagati tutti insieme, salvo voler rateizzare in massimo cinque rate i debiti precedenti, in tal caso la prima rata partirà da maggio.

Moratoria

Le imprese, ma anche i privati col mutuo prima casa, che hanno finanziamenti in corso possono chiedere una moratoria (sospensione del debito) alla propria banca, se possono dimostrare di avere avuto un calo del fatturato nel primo trimestre di almeno il 33% rispetto al quarto trimestre 2019. La moratoria prevede la sospensione della sola quota capitale del mutuo o finanziamento in corso per massimo 18 mesi. Chiedi alla tua banca per dettagli.

Credito IVA su affitto negozio

Per chi ha un negozio in affitto lo stato prevede anche un credito d’imposta del 60% del canone di locazione. Occorre però che il negozio sia registrato al catasto col codice C1. Quindi se pago un affitto di 1000 euro al mese, avrò un credito IVA di 600 euro, sempre tramite INPS. Non possono ottenere il credito farmacie, negozi di alimentari, telefonia e tutte le attività presenti nell’allegato 2 del DPR 11 marzo.

Bonus Partite IVA

Le partite IVA possono beneficiare di un bonus di 600 euro per il mese di marzo purché non siano iscritte ad altre forme di previdenza obbligatoria oltre l’INPS e non ricevano la pensione, nè altri tipi di sostegno statale. Da lunedì 30 marzo il via dell’INPS alla compilazione dei moduli ad hoc.

Congedo parentale Partite IVA

In via eccezionale il governo riconosce il congedo parentale anche ai titolari di partita IVA come indennità pari al 50% della retribuzione convenzionale giornaliera, in base al settore merceologico stabilita annualmente dalla legge.

PER LE FAMIGLIE

Congedo parentale

Il governo ha esteso i congedi parentali da 3 a 15 giorni per i dipendenti con figli fino a 12 anni, senza limite di età se portatori di handicap retribuite dall’INPS al 50%. Stesso dicasi per chi cura familiari ed è già in possesso della 104. Si tratta di 15 giorni per genitore, sempre che entrambi i genitori:

  • siano lavoratori
  • nessuno dei due abbia richiesto o stia godendo della CIG,
  • non godano del bonus baby sitter.
  • non godano di pensione o altre sovvenzioni statali

La retribuzione in questo caso viene anticipata dall’azienda.

Sanità e pulizia degli ambienti

Il 14 marzo è stato definito un protocollo tra governo e sindacati, all’interno delle attività produttive rimaste aperte e che riapriranno dopo il 25 marzo, nel rispetto delle norme igenico sanitarie.

Le regole sono:

  • controllo della temperatura propria e dei dipendenti. Se la temperatura è superiore a 37,5° non entrare nel luogo di lavoro né andare al pronto soccorso, ma tornare o rimanere a casa. Avvisando il proprio medico scatterà la malattia pagata dall’inps. Come da prassi il lavoratore dovrà fornire al più presto il codice rilasciato dal medico.
  • Chi ha avuto contatto negli ultimi 14 giorni con soggetti che hanno contratto il virus deve mettersi in quarantena preventiva rimanendo a casa. Anche questo caso rientra nella malattia pagata dall’inps, dopo che il dipendente avrà avvisato il medico e fornito al datore di lavoro il codice come da prassi.
  • Gli autisti di mezzi di trasporto devo prestare particolare attenzione a mantenere le distanze di sicurezza di almeno 1 mt.
  • È richiesta una pulizia giornaliera di locali e attrezzatura da lavoro, intendendosi anche: telefoni, cellulari, pc, tastiere, mouse, mousepad.
  • È richiesta un’accurata e frequente igiene delle mani, il datore di lavoro deve disporre prodotti idonei anche per il personale
  • Se sul luogo di lavoro non si riesce a stare ad una distanza dagli altri superiore a 1 mt è obbligatorio usare le mascherine, in questo caso è consigliato anche seguire dei turni di modo che non siano presenti tutti i lavoratori nello stesso giorno,
  • Sono riprese le visite di controllo sanitario dell’INPS

tutti gli altri dettagli a questo indirizzo regole sanitarie

Coronavirus e sovvenzioni statali

Corovavirus e dintorni

Uscire di casa con la giustifica

Dal 9 al 25 marzo il governo obbliga a restare in casa lasciando comunque la possibilità di uscire per comprovati motivi di lavoro.

Per dimostrare di avere motivo valido ad uscire di casa bisogna portare con sé l’autocertificazione che il ministero ha messo a disposizione, di cui le forze dell’ordine sono dotati. Di regola dovresti esserne provvisto e averlo già compilato, il controllo da parte delle forze dell’ordine potrebbe essere spiacevole se ti trovassero senza, perché di fatto stai commendo un reato ai sensi dell’art 650 c.p. che prevede una multa di 206 euro o 3 mesi di arresto. Sembra banale ma ricorda di scrivere la verità, perché se la dichiarazione risultasse falsa si aggiunge anche l’art 495 c.p. che prevede la reclusione da 1 a 6 anni. Ad ogni modo se hai già ricevuto una contravvenzione di questo tipo sappi che fino al 15 aprile tutte le udienze sono sospese, però magari intanto senti l’avvocato che hai indicato al momento della contravvenzione o quello che ti è stato assegnato d’ufficio.

Oltre a motivi di lavoro, si può uscire di casa per situazioni di necessità, come per esempio l’acquisto di beni essenziali (supermercato, farmacia, erboristeria e simili) e motivi di salute.

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